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Trend positivo per mutui e mercato immobiliare

Le richieste di mutui per il 2016 registrano un trend di crescita positiva. I numeri si avvicinano a quelli precedenti alla crisi. Le domande di finanziamento ad aprile hanno generato un vero e proprio boom. Sono infatti aumentate dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del 2015, mai così positivo dal 2011. Un incremento dovuto a diversi fattori e che rappresenta un segnale positivo per l’economia del Paese. L’aumento dei mutui è dovuto soprattutto all’abbassamento dei tassi di interessi e degli spread bancari, oltre alle condizioni più vantaggiose offerte dalle banche e alla notevole riduzione dei prezzi delle case, che hanno reso più interessanti gli investimenti nel settore immobiliare e stimolato l’acquisto da parte delle famiglie.

Tra i motivi che spingono a richiedere finanziamenti per la casa vi sono anche alcune agevolazioni, tra cui gli incentivi statali per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica ai fini di risollevare il settore dell’edilizia. A questo si aggiunge il decreto legislativo con cui il Governo ha recepito la Mortgage Credit Directive, il quale prevede, in caso di inadempimento da parte del mutuatario, che le parti possono accordarsi per la restituzione dell’immobile dato in garanzia senza ricorrere al tribunale.

Caratteristiche dei mutui. Gli importi richiesti continuano ad essere molto bassi, rispetto al passato, il valore medio si attesta sui 122.683 euro, lontano dai 141 mila euro del 2010. Le minori somme richieste sono legate alla necessità da parte dei consumatori di avere una rata mensile più contenuta, che non gravi eccessivamente sul bilancio familiare.

Secondo l’indagine del Crif, il 48,7% delle domande di mutuo si attesta al di sotto dei 100 mila euro. In particolare gli importi preferiti sono quelli compresi tra i 100 e i 150 mila euro. Solo il 2,7% richiede somme superiori ai 300 mila euro. Per quanto riguarda la durata, quella tra i 15 e i 20 anni è la più richiesta. Infine, l’età di coloro che fanno maggiormente ricorso ai mutui è compresa tra i 35 e 44 anni. Notevolmente bassa la percentuale delle domande degli under 24.

Post Brexit: mutui a tasso fisso più convenienti

Il dopo Brexit ha avuto conseguenze più o meno aspettate dagli operatori finanziari: il crollo della sterlina, il calo delle Borse, i titoli bancari di tutta Europa sotto pressione e l’aumento del prezzo dell’oro. Un effetto inaspettato di Brexit è stato l’impatto sul mercato dei mutui, in particolare sui mutui a tasso fisso. Per quale motivo? I Bund, i titoli di Stato tedeschi a 10 anni, hanno avuto un forte calo. E l’eurirs, il paramentro di riferimento dei prestiti a tasso fisso, è collegato all’andamento dei Bund. Questo significa che a parità di spread bancario, ipotizziamo pari a 1,50%, sottoscrivendo oggi un mutuo a tasso fisso di 150 mila euro in 20 anni, si possono risparmiare 22 euro rispetto al 23 giugno, il giorno precedente il referendum e la decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione europea. Un risparmio totale di 5.280 euro.